Associazione Culturale Khorakhanè / C.F. 92170110289 / P. I. 04669160287 - info@khorakhanet.it

“Scopo principale dell’associazione è promuovere gli slanci e le iniziative dei soci e dei giovani in generale. Per fare questo, l’associazione promuove la partecipazione attiva e diretta dei soci ad attività da loro stesse concepite e di cui sono i principali protagonisti, al fine di sviluppare spirito di iniziativa, intraprendenza e creatività.”

 Statuto dell’Associazione Khorakhanè

Soci

Un gruppo di 50 giovani tra i 20 e i 30 anni.

Dal 2004

Dieci anni di attività, progetti ed eventi culturali e sociali.

A.P.S.

Iscritta al registro regionale delle Associazioni di promozione sociale.

Location

Sede legale ed operativa ad Abano Terme (PD).

Chi siamo

L’Associazione Culturale Khorakhanè è nata dieci anni fa ad Abano Terme  da un gruppo di ragazzi uniti da un forte legame di amicizia e dal desiderio di dare vita ad eventi e iniziative culturali e di aggregazione sociale. Fin dalle origini l’idea è quella di proporre stimoli, iniziative ed opportunità grazie alle quali i giovani possano mettere in gioco i propri talenti, competenze e capacità, lavorando e imparando insieme strada facendo.

 In questi anni l’associazione è cresciuta notevolmente non solo nel numero di partecipanti – oggi circa 50 giovani di età compresa trai 20 e i 30 anni – ma anche nell’impatto sociale e culturale che ha nel territorio veneto, attraverso la realizzazione di eventi di carattere regionale, di progetti e di collaborazioni con molte organizzazioni del terzo settore a livello locale, regionale e nazionale.

 Dal 2011 l’ associazione è iscritta all’Albo Regionale delle associazioni di promozione sociale, dal 2012 è iscritta al Registro Comunale delle Associazioni di Padova, e dal 2005 è iscritta all’Albo Comunale delle libere forme associative del Comune di Abano Terme (PD). L’associazione è apartitica, aconfessionale e non ha fine di lucro.

Scarica lo statuto dell’Associazione Khorakhanè

Associazione Culturale Khorakhanè

I temi di cui ci occupiamo

  • la promozione dell’arte, della musica e della cultura in tutte le sue forme
  • la partecipazione attiva dei giovani alla vita pubblica
  • la diffusione di nuovi stili di vita, di consumo e di produzione
  • la promozione della conoscenza interculturale
  • la tutela ambientale
  • la cittadinanza attiva
  • l’integrazione sociale
  • la tutela dei diritti umani

La nostra filosofia

Diversità

Che porta con sé un valore di reciproco arricchimento e di crescita in una dinamica di confronto reciproco e di collaborazione, integrando diverse abilità, competenze, esperienze e sguardi sulla realtà.

Giovani

Come importante risorsa per una società che sa guardare al futuro e al rinnovamento, che dà fiducia e possibilità di crescita, formazione e innovazione e che incoraggia l’intraprendenza e la creatività.

 

Condivisione

Di una storia comune, di processi decisionali della gestione dei conflitti, di esperienze umane, formative e professionalizzanti, come alternativa all’atomizzazione.

Cultura

Come mezzo di comunicazione e di coinvolgimento e di cambiamento, come strumento di espressione e di crescita sociale, come strumento che produce ricchezza materiale e umana e che deve quindi essere accessibile e condivisibile.

Valorizzazione della persona

All’interno del gruppo che deve essere strumento di sostengo degli slanci individuali, che si fa carico dei limiti della persona e al contempo si arricchisce delle sue potenzialità.

Dialogo

Come strumento di continuo riconoscimento reciproco dell’altro e di continua negoziazione dei significati di comportamenti, atteggiamenti, pensieri e sentimenti. Come strumento di gestione dei conflitti e dei processi decisionali.

Contribuire

A offrire stimoli alla comunità, grazie ai quali riflettere su questioni di interesse generale, offrire sguardi e prospettive volte alla costruzione di un futuro migliore e di una maggior benessere individuale e collettivo.

Assunzione di responsabilità individuale

Rendere conto a se stessi e agli altri del proprio percorso, dei propri errori e degli impegni presi, come elemento fondamentale sul quale costruire la fiducia reciproca e l’espressione delle potenzialità della persona e del gruppo.

Il nome “Khorakhanè”

…a forza di essere vento…

Il nome dell’associazione deriva dal brano “Khorakhanè … a forza di essere vento” composta da Fabrizio De Andrè e presentata nell’ultimo album realizzato nel 1998, “Anime Salve”.

Il tema del disco è quello degli emarginati del mondo: travestiti, zingari, disperati. Il brano Khorakhanè narra in modo poetico la sedentarizzazione forzata della omonima tribù rom serbo-montenegrina (Il cuore rallenta  e la testa cammina | in quel pozzo di piscio e cemento | a quel campo strappato dal vento | a forza di essere vento), delle persecuzioni e violenze subite (I figli cadevano dal calendario | Iugoslavia Polonia Ungheria | i soldati prendevano tutti | e tutti buttavano via).

Ai versi che trasmettono emarginazione (Il cuore rallenta e la testa cammina | in un buio di giostre in disuso | qualche rom si è fermato italiano | come rame a imbrunire su un muro), se ne contrappongo altri in cui l’autore restituisce dignità alla cultura del popolo Khorakhanè legata alla libertà del viaggiare (Porto il nome di tutti i battesimi | ogni nome un sigillo di un lasciapassare | per un guado una terra una nuvola un canto | un diamante nascosto nel pane | per un solo dolcissimo umore del sangue | per la stessa ragione del viaggio viaggiare).

L’epilogo del brano sembra quasi una preghiera, scritta in collaborazione con Giorgio Bezzecchi, in lingua originale:

 

Cvava sero po tute
i kerava
jek sano ot mori
i taha jek jak kon kasta

vasu ti baro nebo
avi ker
kon ovla so mutavia
kon ovla

ovla kon ascovi
me gava palan ladi
me gava
palan bura ot croiuti

Poserò la testa sulla tua spalla
e farò
un sogno di mare
e domani un fuoco di legna

perché l’aria azzurra
diventi casa
chi sarà a raccontare
chi sarà

sarà chi rimane
io seguirò questo migrare
seguirò
questa corrente di ali

 

La traduzione

“Fabrizio mi ha contattato direttamente a Milano – racconta Giorgio Bezzecchi – per lui era indispensabile sentire direttamente un Rom/Sinto, era il suo metodo di lavoro. Quello di non filtrare attraverso rappresentanti o altro. Da subito mi ha chiesto se ero disponibile a dargli una consulenza generale, non solo la traduzione di questa canzone, su questa tematica, quella dei Rom. Si vedeva che era una persona speciale e che si era già informato sull’argomento”. “Traduco in romanès standard? – Gli chiesi”. “No -mi rispose – traduci il testo nel tuo dialetto. Vanno personalizzati i dialetti perché lo standard della lingua, quello ufficiale è anche troppo artificiale”. “E così tradussi le parole nel mio dialetto, in rom harvato. Non fu un lungo lavoro, la canzone era di poche parole, ma ci incontrammo diverse volte perché Fabrizio voleva conoscere, e discutere, la questione dei Rom/Sinti: la storia, le discriminazioni, i pregiudizi… Era interessante vedere le sue comparazioni con altre minoranze come gli Indiani d’america. Una volta finito l’incarico professionale è continuato il rapporto personale. Ci trovavamo spesso al bar e pasteggiavamo a patatine e Martini. Lui continuava a chiamarmi per discutere e disquisire su questo argomento, a lui molto caro, in rapporto paritario, alla pari. Era umile nonostante il suo grande spessore culturale e la sua genialità che emergeva. Era “speciale” anche per la sua umiltà. Siamo stati compagni di vita e di sbronza. Io non sono abituato a bere alcolici ed una sera mi sono ubriacato: lui mi ha caricato in macchina come un sacco di patate ed accompagnato a casa. Poi mi ha richiamato, il giorno dopo, per pasteggiare di nuovo a patatine e Martini”.

Giorgio Bezzecchi

(cit. Fondazione De Andrè)

Il buon senso

“Qualcuno (mi pare Majakovskij) ha detto “Dio ci salvi dal maledetto buon senso”: se tutti fossero normali e se fossero dotati esclusivamente di buon senso non esisterebbero gli artisti e probabilmente neppure i bambini. È tempo di nomadismo. Hanno ragione loro, gli zingari. Vivono su questo pianeta da migliaia di anni senza nazione, esercito, proprietà. Senza scatenare guerre. Custodiscono una tradizione che rappresenta la cultura più vera e più semplice dell’uomo, quella più vicina alle leggi della Natura. Andiamo verso un mondo di pochi ricchi disperatamente sempre più ricchi, mentre il resto dell’umanità, quei miliardi di uomini che continuano a chiamare curiosamente “le minoranze” , si muovono in modo molto diverso da quello che consideriamo normale. Vanno verso l’abolizione del denaro, adottano lo scambio, che è già un primo passo in direzione di una maggiore spiritualizzazione, come nelle società primitive. L’uomo, spogliatosi delle pulsioni economiche, si spiritualizzerà di più, tornerà in un primo momento verso un mondo inevitabilmente più arcaico, ma sicuramente verso una guarigione.”

Fabrizio De Andrè

(Cit. Fondazione De Andrè)

L'emarginazione

 “L’emarginazione deriva anche da comportamenti acquisiti da culture antichissime. Gli zingari girano il mondo da più di duemila anni, se vogliamo credere a Erodoto. Questi Rom, questo popolo libero è affetto da dromomania, cioè desiderio continuo di spostarsi. Non credo abbiano mai fatto del male a qualcuno, malgrado le strane dicerie; è vero che rubano – d’altra parte non possono rinunciare a quell’impulso primario presente nel DNA di ciascun essere umano: quello al saccheggio, di cui abbiamo avuto notizie in queste ultime amministrazioni – però non ho mai sentito dire che abbiano rubato tramite banca. Inoltre non ho mai visto una donna Rom battere un marciapiede. Girano senza portare armi; quindi se si doevesse dare un Nobel per la pace ad un popolo, quello Rom sarebbe il più indicato.”

Fabrizio De Andrè

Presentazione del brano durante il concerto al Teatro Valli di Reggio Emilia (6/12/1997)