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Ogni speranza affogata nelle onde

Ogni speranza affogata nelle onde

Ogni speranza affogata nelle onde…

Di fronte all’ennesima tragedia avvenuta nel Mediterraneo non si può rimanere inerti. Ciò che è accaduto è qualcosa di così mostruosamente grande che è impossibile da misurare. Ed è per questo che di fronte a un evento di tale portata i numeri fanno capolino e, spietati, si insinuano nei titoli dei dei giornali, occupano le bocche di giornalisti e politici, e intasano commenti e post nella rete e sui social. I numeri sono impassibili professionisti e svolgono perfettamente quello che è il loro compito: disumanizzano. Ogni singola vita che si è spenta nel Mediterraneo al largo delle coste libiche si è fatta numero, mero calcolo statistico, record. Ogni speranza affogata in quelle onde, le nostre onde, è stata privata della propria umanità per diventare una cifra da sommare a quella precedente, in una conta che appare senza fine.

Qualcosa è andato via via perdendosi, qualcosa di fondamentale e di irrinunciabile. Nell’enorme mosaico che costituisce il nostro essere un tassello sembra essere stato rimosso e oggi è difficile definirsi “umani”.

Se l’acqua è fonte primaria della vita sul pianeta, la nostra volontà di controllo su di essa è causa di morte. Se storicamente il Mediterraneo ha rappresentato la porta aperta del nostro paese e dell’Europa intera per la sua natura di unione tra le culture e i popoli che vi si affacciano, oggi sempre più lo stiamo tramutando in un confine, un muro che non cresce in altezza, bensì si allarga sempre più, coprendo distanze che appaiono ormai irraggiungibili. Quello che per natura dovrebbe unire e avvicinare in un legame indissolubile, un destino comune, oggi divide, allontana e uccide.

Tutto questo non può e non deve lasciarci indifferenti. Non si può accettare una classe politica che strumentalizza la tragedia e il dramma per dare pulsione a una sorta di  embargo culturale e umano prima che economico; non si può accettare l’estrema semplificazione mediatica del fenomeno migratorio, da cui nascono azioni di contenimento non solo altrettanto semplicistiche, ma inefficaci se non dannose; non si può accettare che in nome della sicurezza si attui un sistema di aggressione, isolamento e marginalizzazione che crea e sfrutta paure e tensioni sociali per promuovere messaggi xenofobi e razzisti; non si possono accettare i commenti e le dichiarazioni di chi, da dietro uno schermo, inneggia alla morte e festeggia la disperazione; infine, non si può non ammettere che tutto ciò è una responsabilità anche nostra.

Allora recuperiamo quel tassello fondamentale del nostro mosaico, e ridiamo senso a parole come solidarietà, accoglienza e libertà. Impariamo a ridare valore alla vita e alla persona. Centinaia, migliaia, milioni di tombe senza nome affollano già le bellissime acque del Mediterraneo. Adoperiamoci tutti affinché questi lembi di terra non siano divisi da un cimitero, ma uniti da uno splendido mare.

Associazione culutrale khorakhanè